Mata e Grifone


Condividi: Facebook

La leggenda di Mata e Grifone ha diverse versioni, quella più popolare è la seguente:

Intorno al 964 d.C. un Saraceno di nome Hassam Ibn-Hammar, dalla stura da gigante, sbarcò con cinquanta seguaci dalle parti di Rometta. La città di Rometta al tempo, era sotto dominazione Mussulmana, e Hassam Ibn-Hammar fu guidato attraverso passaggi che gli consentirono l’arrivo a Messina eludendo i controlli e le difese Messinesi.

Hassam prese possesso di quelle zone che oggi sono conosciute come Camaro e Dinnamare, nomi che sembrano infatti ricordare il cognome del gigante della leggenda(Ibn-Hammar). Trovandosi lontano delle sorveglianze armate, Hassam ed i suoi seguaci si dedicarono pienamente al saccheggio e a violenze varie diventando un incubo anche per i borghi limitrofi. Dopo ogni saccheggio Hassam faceva sparire le sue tracce tra i monti Peloritani dove nessuno aveva coraggio di cercarlo.

Un giorno tuttavia, durante uno dei suoi assalti, vide una ragazza di bell’aspetto, dal portamento dignitoso e dal corpo, come lui, di statura fuori dall’ordinario e si innamorò immediatamente di lei. Il nome della ragazza era Marta (Mata in Messinese), e ormai Hassam non riusciva a pensare ad altro che a lei, al punto da interrompere per un breve periodo le sue scorribande.

Mata, era la figlia di Cosimo II di Castellacio, ricco signorotto locale di nobile casata il cui stemma era uno dei tre castelli rappresentati nella’antico stemma Messinese che copriva la zona tra Montepiselli e Camaro. In oltre Mata era una fervente Cristiana.

Non sapendo più resistere al desiderio di questa nobile fanciulla, Ibn-Hammar si presento al padre di Mata per chiederla in sposa, ma essendo di religione Mussulmana oltre che Saraceno e più volte predone della zona, ottenne un ovvio rifiuto. Egli perse la testa e per vendetta ricominciò con i suoi seguaci, i feroci saccheggi che divennero ancor più sanguinolenti che prima. (Secondo una variante di questa leggenda Hassam sfido a duello il padre di Mata per averne la mano)

Nessuno più aveva coraggio ad’uscir di casa da solo la sera, e a causa del terrore causato da Hassam, il padre e la madre di Mata decisero per maggior sicurezza di portare di nascosto la figlia in un podere di loro possedimento.

Così Hassam per lungo tempo non rivide più la ragazza di qui si era innamorato, finché mandando i suoi uomini alla ricerca, per mezzo di promesse e torture riuscì a scoprire dove Mata era nascosta e a rapirla, conducendola al suo rifugio segreto nascosto in quelli che oggi sono chiamati colli S. Rizzo.

Per quanto potesse esser riuscito a portar con se Mata al suo rifugio, Hassam era ben lontano dall’ottenere il suo amore, tanto che la ragazza non gli rivolse parola ne gli concesse nulla, nemmeno il più semplice bacio.

Egli provò in tutti i modi a farla innamorare ma fu invano, neanche implorandola riuscì a cambiare l’indifferenza di Mata nei suoi confronti.

Quando capì che la sua dolce Mata, in quella situazione, avrebbe preferito la morte piuttosto di concedersi, Hassam abbandonò i saccheggi, si convertì al Cristianesimo e cambiò il suo nome in Grifo che sarà poi modificato dalla popolazione in Grifone, per via della sua statura. Da allora Grifone, cambiò del tutto, dedicandosi alla coltivazione dei campi e trattando il prossimo con amore.

Marta osservando il miracoloso cambiamento di Grifone, cominciò pian piano a corrispondere quel sentimento amoroso che Grifone provava già da tempo. Poco dopo i due si sposarono e secondo leggenda ebbero una prole tanto numerosa da attribuirgli la nomina di progenitori e fondatori di Messina.

Secondo un’altra versione della leggenda, il termine Grifone diventa un dispregiativo per indicare la popolazione Greca che nel periodo medioevale deteneva il potere giudiziario, politico e amministrativo a Messina. Con l’intervento del re inglese Riccardo Cuor di Leone a fianco dei Messinesi, Messina riacquistò la sua libertà, e dopo questa rivolta nel riferirsi alla componente rivale si usò il termine “Mata-Grifone”, dall’uninone del verbo latino “maetere” e dallo spagnolo “matare” entrambi corrispondenti ad “ammazzare” più Grifone, che come già detto pareva riferirsi alla popolazione greca.

Secondo quest’ultima versione della leggenda, dopo la rivolta, si prese l’usanza si rappresentare il gigantesco Grifone come uno dei principi sconfitti e Mata come la stessa città di Messina che conduce il Grifone in stato di sottomissione.


Condividi: Facebook