Demografia e Altro

Abitanti 9.150 circa
Densità 3743 abitanti/Km²
Superfice 5 Km²
Santo Patrono Maria SS Raccomandata

Giardini Naxos


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Monumenti

Castello di Schisò

Castello SchisòEdrisi, geografo di Ruggero II, nel 1154 descriveva “Al Qusûs” – nome di origine araba che significa torace e da cui deriva l’attuale toponimo Schisò- come un attivo porto commerciale che esportava i prodotti agricoli dell’entroterra e funzionava da scalo nella rotta Messina-Catania.

Il Castello di Schisò, ubicato sopra un modesto rilievo formato da una colata lavica di età preistorica, era una costruzione militare che controllava l’accesso alla baia di Giardini Naxos.

La fase più antica del Castello risale all’epoca tardo medievale (secoli XIII-XIV) e di questo periodo rimangono due torri cilindriche a scarpata che fanno ipotizzare un complesso militare quadrangolare fortificato di tipo angioino con quattro torri circolari collegate fra loro da alte mura. Nel ‘500 il complesso, in seguito agli attacchi pirateschi, venne rimaneggiato: oltre alla costruzione della torre quadrangolare con i beccatelli lavici e al nucleo residenziale oggi visibili dal lungomare, il castello incorporò al suo interno un impianto per la lavorazione della canna da zucchero che veniva prodotta nella zona.

Una terza e ultima fase costruttiva si ebbe alla fine dell ’800: la facciata che prospettava sul lungomare venne ingentilita da una serie di balconi secondo una tipologia adottata per i palazzi di civile abitazione.

Il primo proprietario di cui si ha notizia fu nel 1582 don Cesare Statella, nobiluomo catanese; in seguito la proprietà passò prima ai De Spuches, marchesi di Schisò e Gaggi, e dopo, verso la metà del 1800 a Giovanni Conti, ricco borghese di Messina. Il castello successivamente appartenne alla casata dei Lombardo Alonço fino agli inizi del 1900 quando passò alla famiglia Paladino che ancora oggi ne è proprietaria.

Monumento ai Caduti e Municipio

Monumento ai Caduti e MunicipioFinita la Prima Guerra Mondiale Giardini volle ricordare con un monumento i propri Caduti. L’opera, un possente fante su un alto piedistallo, fu realizzata dallo scultore Anacleto Brunetto nel 1923.

Nel fronte del basamento un bassorilievo rappresenta una figura femminile con un ramo di alloro che si libera dalle catene per portare la notizia della vittoria; sugli altri lati sono incisi i nomi dei Caduti e il Bollettino Militare del 4 novembre 1918 che annunzia la sconfitta dell’esercito nemico e la fine della guerra. Nel 1999 una piccola lapide fu aggiunta a ricordo dei soldati che persero la vita durante la Seconda Guerra Mondiale.

Alle spalle del monumento sorge il Palazzo Municipale, un sobrio edificio ottocentesco, sul cui prospetto una targa ricorda l’assassinio del re Umberto I di Savoia avvenuto nel 1900.

La piazza è intitolata all’abate Salvatore Cacciola, un sacerdote tenace e combattivo che si adoperò molto affinché Giardini ottenesse l’autonomia amministrativa e le cronache del tempo raccontano dei suoi tanti viaggi a Palermo a difesa del suo borgo. Le ragioni esposte dall’abate Cacciola furono così legittime che convinsero il re Ferdinando II di Borbone a firmare un Decreto con il quale il villaggio di Giardini, dal 1 gennaio 1847, veniva eletto comune con amministrazione separata da Taormina. Su proposta del Consiglio Comunale con una Legge Regionale del 1978 al nome di Giardini venne aggiunto Naxos per ricordare la discendenza dall’antica colonia greca e la denominazione del Comune divenne Giardini Naxos.

Antico Santuario Greco

Nella moderna piazza Apollo Archegeta, non lontano dall’antico abitato di Naxos, sono visibili i resti di un grande santuario extraurbano: la lettura delle strutture non è facile in quanto i resti sono poco conservati ed il sito antico, per la vicinanza del Torrente Santa Venera, ha subito diverse alluvioni che hanno modificato di non poco l’antica morfologia del terreno.

Le indagini archeologiche hanno evidenziato alcuni sacelli (edifici di carattere religioso molto semplici a pianta rettangolare senza colonnato esterno) e due lunghissimi muri di recinzione. Da questa area proviene un cippo di marmo, databile al VII secolo a. C., con incisa una dedica alla terribile dea Enyò. Nella mitologia greca la dea Enyò, spirito maligno che possedeva gli umani, era conosciuta con il soprannome di “Devastatrice delle città”; veniva indicata come la compagna di Ares, il dio greco della guerra, ed era raffigurata armata di tutto punto e coperta di sangue.

In questa area notevole è la quantità e la varietà di terrecotte architettoniche ritrovate: queste lastre dipinte rivestivano il bordo ligneo dei tetti dei templi ed avevano il duplice scopo di proteggere e decorare la struttura. Questi rivestimenti fittili, vivacemente decorati, rappresentano una delle produzioni più significative di Naxos e sono esposte al Museo Archeologico.

Monumento a Giuseppe Garibaldi

Nel 1860 la Sicilia, in seguito alla spedizione militare di Giuseppe Garibaldi, si unì al Regno d’Italia sotto la corona dei Savoia. Nel mese di agosto una colonna di garibaldini, guidata da Nino Bixio, sostò a Giardini aspettando il momento favorevole per attraversare il braccio di mare che li separava dalle coste calabresi: gli ufficiali furono ospitati nel palazzo del barone Platania -attuale via Umberto n. 201- e la truppa bivaccò sulla spiaggia. Il mattino del 18 agosto i due piroscafi “Torino” e “Franklin”, provenienti da Palermo, ormeggiarono nella baia di Giardini dopo avere navigato lungo la costa meridionale della Sicilia per sfuggire alle navi della marina borbonica che pattugliavano lo stretto di Messina e subito iniziarono le operazioni di imbarco della truppa.

Nel primo pomeriggio Garibaldi giunse da Messina con una carrozza e assunse il comando del “Franklin” mentre Nino Bixio saliva sul “Torino”; al calare delle tenebre il convoglio iniziò la navigazione che si concluse all’alba del giorno successivo con lo sbarco dei garibaldini sulla costa calabra a Melito di Porto Salvo.

Nelle sue memorie autobiografiche Garibaldi ricorda un episodio curioso accaduto a Giardini che mise in forse la traversata: il “Franklin” imbarcava acqua e il comandante della nave si rifiutava di prendere il largo. Garibaldi, dopo avere individuato la falla, fece riparare lo scafo dai suoi uomini con del concime bovino e solo allora il comandante si convinse a salpare confortato anche dalla presenza a bordo del Generale.

A ricordo dell’impresa garibaldina nel 1882 venne eretto un monumento scolpito da Castore Barbera e nel 1960 una lapide fu scoperta sul prospetto del palazzo del barone Platania a ricordo dell’ospitalità che Giardini aveva dato allo Stato Maggiore dei Mille.


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