Per Villafranca Tirrena, Calvaruso, piccolo presepe incastonato nelle falde della montagna, con il suo santuario “Gesù Ecce Homo”, rappresenta una meta importantissima per il turismo.
La frazione di Calvaruso dista 3 Km da Villafranca; è situata a 110 mt sul livello del mare ed ha 560 abitanti circa. Il paesino, situato in una valle percorsa dall'omonimo torrente, è sovrastato da colline coltivate a ulivi, viti, castagni e alberi da frutto.
Calvaruso si anima soprattutto nel periodo estivo per la presenza di turisti e molte famiglie che, pur vivendo stabilmente in altre zone dell'Italia, rientrano nel piccolo centro per trascorrere le ferie. Si ritiene che attorno al 1200 coloni provenienti da Rometta, della cui circoscrizione Calvaruso faceva parte, si siano stabiliti in questa località e abbiano formato il primo nucleo urbano.
Il territorio fu feudo di diverse famiglie nobiliari che si succedettero negli anni e pervenne nel 1628 a Cesare Moncada che ottenne il titolo di Principe dal Re Filippo IV. La famiglia Moncada regnò per molto tempo a Calvaruso; ebbe anche una parte rilevante nella vita pubblica e politica della Sicilia, partecipando al governo dell'isola. Calvaruso conobbe in quel periodo un certo incremento demografico ed economico. Per volontà della madre del Principe Cesare Moncada, Donna Eleonora, ebbero inizio i lavori per la costruzione del Santuario.
Le origini del santuario risalgono al secolo XVII, quando la nobile principessa donna Eleonora Moncada, al cui casato era infeudato quasi tutto il territorio di Calvaruso, fece erigere sul poggio di S. Giovanni, sito di fronte al piccolo centro, una chiesa con annesso convento da affidare alla custodia dei Francescani Minori Riformati.
I lavori di costruzione iniziarono intorno al 1619 e la chiesa con l’annesso convento furono dedicati all’Immacolata Concezione. Ma dopo circa due secoli e mezzo, esattamente al tempo del risorgimento italiano, quando venne emanata la legge civile sulla soppressione dei beni ecclesiastici, anche i Frati Minori di Calvaruso dovettero abbandonare questo luogo di mistica solitudine e di preghiera,insieme all’attigua proprietà terriera.
Nel 1900 il santuario fu venduto a donna Maria Caterina Scoppa dei Baroni di Badolato, nota come la Marchesa di Cassibile, che nel 1907 lo donò agli antichi custodi, ovvero i Frati Francescani del Terzo Ordine Regolare, che tutt’oggi ne sono i custodi.