Con la sua vasta pinacoteca, ripercorre secoli di storia della pittura locale e isolana attraverso opere preziose, tra le quali spiccano due tele del Caravaggio e il polittico di San Gregorio, realizzato da Antonello da Messina, il celebre pittore a cui la città ha dato i natali. Il museo espone anche importanti sculture, come la Statua di Sant’Antonio del Gagini (XVI secolo) e la statua della Madonna degli Storpi di Goro di Gregorio da Siena (XIV secolo).
Meta di pellegrinaggi religiosi, il suo prospetto è tutto di una ricostruzione del 1930. due slanciati campanili fiancheggiano una statua marmorea (secolo XVII) raffigurante la Madonna della Vittoria, scolpita dopo la battaglia di Lepanto.
Di fronte al Duomo troneggia la fontana di Orione, realizzata nel XVI secolo da Giovanni Angelo Montorsoli e Domenico Vanello per celebrare la messa in opera del primo acquedotto messinese (1530-47).
Purtroppo delle altre opere create dal Montorsoli a Messina ben poco ci è rimasto a causa dei terremoti. Fra queste, di gran lunga la più significativa è la fontana del Nettuno, in Piazza Unità d’Italia, di fronte al Palazzo della prefettura. In origine la fontana era rivolta verso le mura spagnole, poi verso la prima e la seconda palizzata, fu poi trasportata nel luogo odierno nel 1934.
Conclusa nel 1557 e quindi l’ultima opera del Montorsoli a Messina, la fontana simboleggia Nettuno che placa il mare incatenando le sue furibonde sirene Scilla e Cariddi. Più semplice della Fontana di Orione, questa ci indica un orientamento artistico più decisamente manieristico, soprattutto nella tormentata modellazione delle due figure femminili.
Danneggiata dai bombardamenti borbonici del 1848, l’opera è stata più volte restaurata. La statua del Nettuno è una copia di Gregorio Zappalà, quella della Scilla di Letterio Subba: gli originali sono al museo regionale di Messina.
Andrea Calamech architetto e scultore Carrarese, seguace del michelangiolesco Bartolomeo Ammanati, lavorò molto nella seconda metà del ‘500, a Messina, ove morì nel 1589, dopo aver fondato fiorente scuola d’arte, cui appartennero anche figli e nipoti. Unica sua opera integra è oggi il monumento di Don Giovanni d’Austria (1572) ammiraglio della sua flotta cristiana vittoriosa su quella turca nella famosa battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571.
All’elegante, sobria scattante figura del condottiero, con la spada e il bastone di comando fanno riscontro i sottostanti tra rilievi in bronzo ove sono evocati: l’assetto delle sue flotte al momento dello scontro; un episodio dello stesso, e l’arrivo della flotta cristiana nel porto di Messina.